Un blog, ecco ci provo

16 Aprile 2017

Un blog! 

Innanzitutto benvenuta/o.

Prima che io pubblichi il mio primo libro e possa cominciare a suddividere parenti ed amici in affezionati o meno sulla base delle copie che acquisteranno, ho deciso di raccontare piccole cose sulle mie due più grandi passioni, la musica e la fotografia.

L’ordine non è casuale: sì, viene prima la musica, la fotografia è il mezzo che uso per viverla, paradossalmente così da vicino da farne in qualche modo parte.

Sono Riccardo Piccirillo, napoletano, classe ’72. aka RicPic, un fotografo di musicisti.

I primi soldi spesi (credo i primi soldi spesi in assoluto) per un disco li investii a 13 anni per acquistare Fly on the Wall, un disco hard rock tra i meno riusciti degli AcDc; avevo 13 anni, era l’estate del 1985 e avevo già scelto di essere diverso, in un certo senso emarginato.


I miei compagni di scuola erano
paninari, altri erano metallari estremi, io no, a me piacevano riff cafoni di chitarra, poco eleganti e tanto americani. A 13 anni avevo ufficialmente iniziato la mia carriera di chitarrista davanti allo specchio, chitarrista dal volume alto quando i genitori escono e regolarmente preso in giro da un fratello minore che entrava nella stanza nel pieno di una  duck walk (passo dell’anatra reso famoso da Chuck Berry) che avevo visto fare ad Angus Young in un video subito dopo pranzo su Deejay Television.

Eppure, se oggi fosse quel giorno dell’estate ’85, avrei sicuramente speso quelle 15.000 Lire per comprare il capolavoro Raindogs di Tom Waits o Brothers in Arms dei Dire Straits (due dischi usciti in quegli stessi mesi). Ma poi, su cosa avrei mai potuto perfezionare la mia duck walk?

Ebbene sì, la mia formazione è hard rock, ho speso l’età dei brufoli e della spensieratezza compensando la mia innata generosità e bontà d’animo con la musica dei duri. Un classico: aspirare a fare un qualcosa contro natura per compensazione. Ero nato fotografo, con una certa capacità di discernere un’immagine vincente da una scadente, con uno spiccato senso della composizione ma senza alcuna voglia di assecondare le mie attitudini, anzi.

Ecco allora che prima di scoprire di essere fotografo, ho speso 21 anni a suonare la chitarra. Ho iniziato nell’estate del’86 rinunciando quasi del tutto al mare per essere un perfetto esecutore di Greensleeves così come mi avevano insegnato Franco Cerri e Mario Gangi nelle loro audiocassette. Mi esercitavo 12 ore al giorno consapevole che il passo da Greensleeves a Hells Bells non era così agevole, specie per uno con scarsa manualità e mani enormi come me.

Mi sono tolto le mie soddisfazioni, ho suonato per tre minuti in duo con Steve Vai, ho calcato palchi da musicista vero e una volta ho anche firmato un autografo. I generi si sono succeduti, così come le chitarre, dall’hard rock, al rock, passando per un jazz elementare fino al mio grande amore, il blues e così dalla Ibanez Steve Vai alla Telecaster passando per la Mustang di Kurt Cobain, per la Les Paul di Jimmy Page e la Martin acustica.

In questi 32 anni ho continuato ad acquistare dischi con regolarità e a leggere di musica, a vedere concerti e a conoscere musicisti famosi e non e anche ora scrivo con delle cuffie da audiofilo che suonano  alcuni brani di The Band.

Ho smesso di suonare la chitarra il 6 Maggio 2007 e mi sono fatto da vivo un funerale meraviglioso. Ho suonato in un piccolo club affollatissimo per quasi 4 ore e sul palchetto si sono alternati tantissimi musicisti (più di 20) che mi hanno voluto onorare della loro presenza per una piccola maratona blues. Bellissimo! Da quel giorno (il 6 maggio compivo 35 anni) ho riposto le chitarre nell’armadio e non le ho più prese, nemmeno per farci un giro.

La musica invece continuava ad accompagnarmi in ogni cosa. Nel 2010 ho acquistato la mia prima reflex e dopo un anno uno dei miei miti, la fenomenale Ruthie Foster mi trovava su internet e mi chiedeva, tramite il management, di utilizzare una mia fotografia come cover di un EP digitale, la prima cover, una delle prime foto che avevo scattato in un concerto, foto fatta con un’attrezzatura basica e con un obiettivo scadente. Ma avevo colto l’attimo e la resa era buona grazie anche a delle buone luci.

la mia prima cover

la mia prima cover

Poi ho avuto tante altre occasioni di incontrare musicisti, ho fatto altre cover e foto più o meno significative, ma forse lo racconterò poi, è così che funziona un blog, no?

Quando fotografo un musicista è come se suonassi, se il concerto o la musica mi piace, le foto sono sicuramente migliori. Così come quando ho la fortuna di avere una sessione privata con un musicista, le foto sono tanto migliori tanto quanto cresce l’ammirazione verso il soggetto; non c’è dubbio, se mi trovo di fronte ad un musicista che ammiro non faccio difficoltà ad avere un rapporto empatico, mi sembra di conoscerlo da sempre.

Ecco, queste alcune cose su di me, ma finirò inevitabilmente a parlare di me in questo piccolo blog, anche se non è questo l’obiettivo che mi sono prefisso. Il mio obiettivo è condividere alcune impressioni, curiosità, recensioni, sessioni fotografiche sulla musica, di raccontare di incontri con i musicisti e di come la musica contribuisca ogni giorno alla mia formazione artistica ma soprattutto umana. Mi piace condividere, ci metto l’entusiasmo e la passione di un bambino, e lo voglio fare senza compromessi e spero onestamente in un qualche feedback che non faccia in modo che questo blog possa diventare uno sfogo di un 45enne che ancora non sa fare la duck walk e che finalmente ha compreso che non è necessario essere un duro per essere realizzato.

Ps.: La settimana scorsa ho comprato 3 lp anni ’70 degli ACDC. Ero felice di averli tra le mani e li ho comprati anche perchè ero curioso di farli ascoltare a mio figlio che ha 7 anni. Allora volume alto e uno dei tanti fantastici riff di Young: il mio piccolo sembrava apprezzare, fin quando a metà del primo brano mi fa: ” papà, però dopo questa mi metti Rovazzi?”

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I commenti degli utenti

RicPic

Scritto il 17 Aprile 2017, 09:12:48

Caro Gianni, grazie! Con il blues poi tendo a tirare indietro quando scatto, deve essere colpa dello shuffle e dei tempi terzinati. Un abbraccio

Gianni

Scritto il 17 Aprile 2017, 09:09:07

Un saluto ad un bravissimo fotografo che ha il ritmo giusto nei suoi scatti. E solo amando molto la musica puoi riuscirci.