Maldestro – I muri di Berlino live

28 Aprile 2017

Maldestro – I muri di Berlino live

Napoli, Teatro Bellini 26 Aprile 2017

Sono sicuro che Maldestro questo momento lo aspettava da tanto: fare ascoltare alla sua gente e al suo pubblico la sua musica, raccontarsi e fermarsi anche se solo per una serata a raccogliere i frutti del seminato.

E, se il teatro avesse una pista, Maldestro a fine concerto farebbe il giro di campo come il capitano di una squadra che ha appena vinto una Coppa per ringraziare le persone che gli hanno permesso di crescere e che ora sono lì, sono il suo pubblico che con rispetto, affetto e soddisfazione lo ascoltano. Maldestro si è formato anche grazie a loro, prendendo da molte di queste persone.

E’ quindi un Maldestro felice quello che sale sul palco del Teatro Bellini di Napoli, un Maldestro che davvero non ha muri dentro, almeno per una serata.

Sono proprio “I muri di Berlino” quelli che ci racconta, non sono mai direttamente citati in nessuna canzone, ma rappresentano il filo conduttore dell’intero concerto.

“Ognuno di noi ha un piccolo Trump dentro di sé che, mattoncino dopo mattoncino, costruisce dei muri che ci allontanano dalla nostra essenza” spiega Maldestro. Lui ha riconosciuto ed abbattuto questi muri fin da piccolo, essendo cresciuto in un ambiente duro che lo ha costretto già da bambino a fare i conti con le difficoltà della vita. La sua ancora di salvataggio sono stati alcuni amici, un professore di scuola che lo ha compreso fin da subito, Ivano Fossati e il teatro. Maldestro a 12 anni ascoltava Fossati, come dice stesso lui: “roba da analista”.

Il teatro è pieno, il pubblico è vario, ci sono tutte le fasce d’età, sintomo che Maldestro arriva ovunque e c’è anche il Sindaco De Magistris così come tanti amici musicisti.

Lo accompagna una band di 4 elementi, capitanata da un eclettico Maurizio Filardo, raffinato arrangiatore, maestro d’orchestra, chitarrista alle prese con lapsteel, sequencer e campionamenti. Filardo insomma riesce a fare sì che Maldestro possa cantare tutti i brani del suo ultimo lavoro discografico senza dover rinunciare ai magnifici arrangiamenti del disco e lo fa con partecipazione e passione, senza mai rubare la scena a nessuno (lui che sicuramente potrebbe), senza imporre nulla, ma aiutando Maldestro ad esprimersi per quello che è. Proprio Filardo abbatte quei “muri musicali” che potrebbero contenere le emozioni che Maldestro trasmette con quella sua voce così particolare e graffiante che sembra sempre rincorrere la corretta intonazione.

Maurizio Filardo

Fatto sta che Maldestro arriva diretto, per quello che è, un ragazzo innamorato della vita, entusiasta del suo lavoro, attento osservatore e cantautore da sempre.

Lo spettacolo inizia con i brani dell’ultimo disco “Tutto quello che ci resta”, “Che ora è”, “Tu non passi mai” per arrivare ad una divertente versione di “Dannato amore” dal primo disco “Non trovo le parole” volutamente cantata come quando Maldestro l’ha scritta, cioè come se fosse brillo.

Maldestro, tra un brano e l’altro, racconta spunti di vita e riflessioni che lo hanno portato a scrivere le sue canzoni, racconta del suo amore per Fossati e gli dedica una intima e sentita “Lindbergh”. Il suo sogno sarebbe quello di fare un duetto con Fossati, chissà se un giorno questo sogno non si avveri.

“Lindbergh” resta l’unica cover di uno spettacolo vario, che ci fa capire che siamo di fronte ad un nuovo cantautore che ha una facilità di scrittura rara, che ha già nel suo giovane repertorio tante potenziali hit, perciò non ci sono mai cali o momenti di stanca.

“Io non ne posso più” fa battere le mani al pubblico a tempo e i ritornelli cominciano ad essere cantati a voce più alta e non solo sussurrati.

“Prenditi quello che vuoi” ha una costruzione più difficile e dimostra quanto rodati siano i musicisti e sottolinea ancora il gran lavoro di Filardo e dello stesso Maldestro in fase di arrangiamento.

A dir la verità c’è anche una seconda canzone non scritta da Maldestro : “L’ammore o’ vero” e Maldestro decide di cantarla proprio insieme ai due suoi amici di sempre, e cioè Alessio Sollo (già con i The Collettivo) e Claudio Gnut che poi sono proprio gli autori del brano.

Alessio Sollo, Maldestro e Claudio Gnut

L’atmosfera è quella di casa, Maldestro è un perfetto ospite e il concerto diverte, molto.

Una magnifica interpretazione di “Sporco Clandestino” , canzone sveglia-coscienze sull’immigrazione (parla di un bimbo che ha perso il padre in mare , che ha paura di perdere la madre e i suoi sogni e che dopo un lungo viaggio non trova braccia aperte ad attenderlo) è uno dei momenti più intensi del concerto. L’interpretazione è rabbiosa ed è un crescendo che raggiunge un buon livello di intensità emotiva.

Poi arriva il momento di “Arrivederci allora”, “Canzone per Federica”, “Abbi cura di te” e si va così verso il finale.

Maldestro si porta a casa un simpatico video selfie come ricordo della serata…

https://www.instagram.com/p/BTYr_LcgNlB/?taken-by=maldestro_official&hl=it

e viene il momento dei bis.

Ben 4 bis, tra cui due canzoni inedite, una dedicata ad un suo caro amico Giovanni (che è anche il titolo della canzone) con cui Maldestro è cresciuto  e la seconda all’amore tra Diego e Frida (Rivera e Kahlo): le due canzoni le esegue in solitudine alla chitarra, ormai siamo a casa di Maldestro e lo ascoltiamo con piacere, ci sentiamo un pochino meno preoccupati di dover apparire e quasi orgogliosi dei nostri difetti.

Rientra la band sul palco per “Lucì”, intensa ballata d’amore ed uno dei brani più dolci e si chiude con “L’operaio sopra al tetto del comune”, brano più vicino a Gaber che a Fossati e che ha fatto conoscere Maldestro al grande pubblico già prima di Sanremo e che lo catapulta in piazza San Giovanni a Roma dove anche quest’anno sarà uno dei protagonisti del concertone del 1 maggio.

Maldestro è una realtà ormai, le sue canzoni sono ancora più belle dal vivo grazie ad una intensa emotività che la sua voce porta naturalmente con sé. Inoltre, è simpatico, è vero e vien voglia di perdonargli tutto, di abbracciarlo e ringraziarlo per aver dimostrato con i fatti che essere sé stessi è una scelta coraggiosa, ma la migliore che si possa fare.

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